La Corte di Cassazione cambia prospettiva sul tema autovelox e introduce un principio destinato a far discutere. Secondo l’ordinanza del marzo 2026, una sanzione per eccesso di velocità può essere considerata valida anche in assenza di omologazione formale del dispositivo, se lo strumento è stato sottoposto a controlli tecnici regolari e risulta correttamente tarato.
Il punto centrale non è più solo la certificazione ministeriale, ma l’affidabilità concreta dell’apparecchio. In altre parole, per i giudici conta soprattutto che il rilevamento della velocità sia preciso e verificabile nel tempo. Se il dispositivo viene controllato periodicamente e funziona correttamente, la multa può reggere anche davanti a un ricorso.
La decisione nasce da un caso avvenuto a Pescara, dove una automobilista aveva contestato alcune sanzioni proprio per la mancanza di omologazione dell’autovelox. Dopo un primo annullamento, il Tribunale aveva ribaltato tutto dando ragione al Comune. La questione è arrivata fino in Cassazione, che ha confermato questa linea, ritenendo sufficienti le verifiche tecniche effettuate sul dispositivo.
Questa pronuncia segna un cambio di rotta rispetto a orientamenti precedenti, in cui l’assenza di omologazione veniva considerata un motivo sufficiente per annullare le multe. Negli ultimi anni, infatti, si è creato un vero caos giuridico, con sentenze contrastanti e interpretazioni diverse tra tribunali.
Già nel 2024 la stessa Corte di Cassazione aveva preso una posizione più rigida, mentre nel 2025 il Ministero dei Trasporti aveva aperto alla validità degli strumenti semplicemente approvati. Ora si consolida una visione più pratica: ciò che conta è che l’autovelox funzioni correttamente.
Le conseguenze potrebbero essere immediate. Molti ricorsi basati esclusivamente sull’assenza di omologazione rischiano di non essere più sufficienti. Gli automobilisti dovranno dimostrare eventuali problemi tecnici o irregolarità nei controlli, mentre i Comuni potranno difendere con più facilità le sanzioni.
Il caso specifico si è concluso con il rigetto del ricorso e con la condanna della conducente al pagamento delle spese legali. Ma la questione resta aperta, perché le interpretazioni non sono ancora del tutto uniformi. Non si esclude un futuro intervento delle Sezioni Unite per chiarire definitivamente la materia.
Una cosa però è già chiara: contestare una multa per autovelox sarà sempre più difficile se il dispositivo risulta correttamente tarato.















