Si è conclusa con un nuovo arresto la fuga di Elia Del Grande, fermato dai carabinieri nel Varesotto dopo quattro giorni di ricerche. L’uomo si era allontanato dalla casa-lavoro di Alba durante un permesso, facendo perdere le proprie tracce e facendo scattare immediatamente le operazioni di ricerca.
A individuare il 50enne sono stati i militari grazie a un monitoraggio costante dei suoi movimenti. Al momento del fermo si trovava alla guida di un’auto rubata poco prima a una donna, che è stata anche aggredita e costretta alle cure mediche. Quando si è accorto della presenza delle forze dell’ordine ha tentato una fuga improvvisa imboccando una strada secondaria, ma è stato bloccato dopo pochi istanti. Durante le fasi concitate dell’arresto ha opposto resistenza e un carabiniere è rimasto ferito in modo lieve.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione un nome legato a uno dei casi di cronaca più drammatici degli anni Novanta. Del Grande è infatti responsabile del triplice omicidio dei familiari avvenuto nel 1998, un delitto che all’epoca scosse profondamente l’opinione pubblica italiana e contribuì ad accendere il dibattito sulla violenza all’interno delle mura domestiche. In quegli anni diversi episodi simili portarono a una maggiore attenzione investigativa e giudiziaria sui conflitti familiari degenerati in tragedia.
Dopo aver scontato oltre ventisei anni di carcere, l’uomo aveva ottenuto misure alternative con un percorso di reinserimento che prevedeva lavoro e controlli. Tuttavia, nel tempo aveva accumulato numerose violazioni, fino ai recenti episodi di fuga. Non si tratta infatti del primo allontanamento: già nei mesi scorsi era riuscito a scappare, restando irreperibile per settimane prima di essere nuovamente rintracciato.
Il nuovo arresto riapre il dibattito sull’efficacia delle misure come la semilibertà e le case-lavoro, strumenti pensati per favorire il reinserimento sociale ma che, in casi come questo, sollevano dubbi sulla gestione dei soggetti ritenuti ancora pericolosi. Del Grande, che in passato aveva criticato apertamente queste misure definendole inutili per la riabilitazione, dovrà ora rispondere anche dei nuovi reati contestati, tra cui resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e rapina.
Dopo il fermo è stato riportato in carcere. Davanti agli investigatori ha mantenuto un atteggiamento di totale chiusura, evitando di collaborare e rifiutandosi di rispondere alle domande.















