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Neonata uccisa subito dopo il parto: madre condannata a 16 anni

Infanticidio a Padova, neonata uccisa dopo il parto: madre condannata a 16 anni

Il caso di Padova riapre il dibattito su infanticidio e solitudine

È stata condannata a 16 anni di carcere Melissa Russo Machado, 29 anni, accusata di aver ucciso la figlia appena nata dopo aver partorito da sola in un appartamento sopra un locale notturno a Piove di Sacco, nel Padovano.

La sentenza è arrivata dopo circa due ore di camera di consiglio. I giudici hanno riconosciuto alcune attenuanti, legate soprattutto alle condizioni personali e psicologiche della donna.

La ricostruzione dei fatti

Secondo quanto emerso durante il processo, la donna avrebbe partorito nella notte tra il 28 e il 29 ottobre 2024 senza alcun aiuto. Subito dopo, avrebbe cercato di liberarsi della neonata immergendola nel water.

L’autopsia ha confermato che la bambina era nata viva, ma non avrebbe avuto la possibilità di respirare normalmente.

Un elemento emerso in aula riguarda il comportamento della 29enne nei mesi precedenti: avrebbe continuato a lavorare nel locale nonostante la gravidanza fosse ormai evidente.

Attualmente la donna si trova agli arresti domiciliari in Puglia, presso la famiglia.

Accenni storici: casi simili in Italia

Il caso di Padova non è isolato e si inserisce in una serie di episodi che negli anni hanno scosso il Paese.

  • Parma (2024): uno dei casi più recenti ha riguardato una giovane madre accusata di aver partorito in segreto e di aver seppellito i neonati. La vicenda ha avuto enorme risonanza mediatica e ha riportato al centro il tema delle gravidanze nascoste.
  • Traversetolo (anni recenti): un altro caso ha coinvolto una donna che avrebbe occultato più nascite, mantenendo il segreto anche all’interno della famiglia.
  • Casi tra anni ’90 e 2000: diversi episodi di infanticidio sono stati registrati in Italia, spesso con dinamiche simili: parto in solitudine, panico immediato e tentativo di nascondere quanto accaduto.

Questi eventi mostrano un filo conduttore ricorrente: isolamento, paura del giudizio e condizioni psicologiche fragili.

Un fenomeno che si ripete

Gli esperti evidenziano come l’infanticidio, pur essendo un reato raro, emerga quasi sempre in contesti di forte disagio. In molti casi si tratta di gravidanze vissute in segreto, senza supporto familiare o sanitario.

Negli anni sono stati introdotti strumenti per prevenire tragedie simili, come le “culle per la vita” e la possibilità di partorire in anonimato negli ospedali italiani.

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