Non si è trattato di una semplice intossicazione alimentare. La morte di Sara Di Vita, 15 anni, e della madre Antonella Di Ielsi, avvenuta a Natale nella loro abitazione di Pietracatella, sarebbe stata provocata da un avvelenamento.
A tre mesi dalla tragedia che ha sconvolto il Molise, arriva una svolta decisiva: la Procura di Larino ha aperto un nuovo fascicolo per duplice omicidio premeditato, al momento contro ignoti.
Tracce di ricina nel sangue
Gli accertamenti tossicologici hanno individuato tracce di ricina, una potente sostanza velenosa derivata dalla pianta del ricino. Le analisi sono state effettuate in più laboratori, sia in Italia che all’estero, con verifiche condotte anche in Svizzera e negli Stati Uniti.
Determinante il contributo del Centro Antiveleni di Pavia, diretto da Carlo Locatelli, che ha indirizzato le indagini verso l’ipotesi dell’avvelenamento.
Cade l’ipotesi dell’errore medico
In un primo momento, la morte delle due donne era stata collegata a una possibile intossicazione alimentare. Le vittime si erano infatti rivolte al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, per poi essere dimesse e successivamente aggravarsi.
Per questo motivo, cinque medici erano stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo. Tuttavia, alla luce delle nuove evidenze, questa pista potrebbe essere archiviata.
Come sottolineato dall’avvocato Fabio Albino, difensore di uno dei sanitari:
“Seguendo i protocolli per una sospetta intossicazione alimentare, è impossibile individuare un avvelenamento da ricina”.
Cos’è la ricina e perché è letale
La ricina è una sostanza altamente tossica che, se ingerita, provoca inizialmente sintomi come nausea, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi, può portare al collasso degli organi vitali e alla morte.
Si tratta di un veleno noto anche al grande pubblico, comparso in diverse produzioni televisive, tra cui la serie Breaking Bad.

Indagini aperte: si cerca il responsabile
Le indagini, coordinate dalla Squadra Mobile di Campobasso, ora puntano a chiarire chi abbia somministrato la sostanza e in quale modo.
Gli investigatori stanno analizzando:
- i rapporti familiari
- eventuali tensioni o dissapori
- frequentazioni e contatti delle vittime
La casa della famiglia resta sotto sequestro, mentre i familiari sopravvissuti si sono trasferiti temporaneamente in un’altra abitazione.
Il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone, ha dichiarato:
“Ci stringiamo alla famiglia, che sta affrontando una nuova e durissima prova. Abbiamo fiducia nel lavoro degli investigatori”.
Una vicenda ancora tutta da chiarire
Quella che inizialmente sembrava una tragedia domestica si sta trasformando in un caso giudiziario complesso e inquietante. Con l’ipotesi dell’omicidio premeditato, si apre ora una fase delicata delle indagini, che dovrà fare luce su responsabilità, movente e dinamica dell’avvelenamento.















