Un ragazzo di 14 anni è stato fermato a Pescara dopo che le indagini della polizia hanno fatto emergere un quadro considerato estremamente grave: il minorenne stava progettando un possibile attentato contro un edificio pubblico.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane aveva allestito una sorta di laboratorio artigianale nella propria cameretta, dove conservava materiali potenzialmente pericolosi e componenti modificati. Parte delle attività veniva svolta anche sul terrazzo dell’abitazione, utilizzato come spazio operativo.
🧪 Materiali e piano dettagliato
Gli accertamenti hanno evidenziato che il ragazzo non si limitava a semplici esperimenti. Avrebbe invece sviluppato un piano concreto, con l’obiettivo di colpire un luogo frequentato da più persone. Nella stanza sono stati trovati oggetti comuni trasformati e residui di lavorazioni, tanto da rendere necessario l’intervento degli artificieri.
Tra gli elementi raccolti figurano anche dispositivi pirotecnici smontati per recuperare le sostanze contenute, oltre a materiali chimici la cui combinazione poteva risultare pericolosa.
🌐 Radicalizzazione online
Dall’analisi dei dispositivi elettronici è emerso un aspetto ritenuto particolarmente preoccupante: il 14enne frequentava ambienti online radicalizzati, tra chat criptate e contatti anche internazionali.
In questi spazi virtuali cercava informazioni tecniche e si confrontava sulla realizzazione di ordigni. Nei suoi file sono stati trovati documenti e contenuti riconducibili a diverse ideologie estremiste, segno di una radicalizzazione digitale complessa e non legata a un’unica matrice.
🚔 Intervento anticipato delle forze dell’ordine
Il timore che il progetto potesse trasformarsi in un’azione concreta ha portato la Digos a intervenire preventivamente. L’operazione, avviata già nei mesi scorsi, ha permesso di bloccare la situazione prima di possibili conseguenze.
Il ragazzo è stato affidato a una struttura specializzata, mentre proseguono gli approfondimenti degli investigatori.
⚠️ Un caso che preoccupa
Secondo gli inquirenti, il livello di conoscenze tecniche dimostrato dal minorenne e la capacità di reperire informazioni online rappresentano un segnale di allarme. Il caso evidenzia ancora una volta i rischi legati ai processi di radicalizzazione digitale tra i più giovani.















