Tre mesi in carcere con l’accusa di spaccio, poi la svolta: quella sostanza conservata nel frigorifero non era droga. È quanto emerso dagli accertamenti tecnici che hanno portato alla scarcerazione di un 26enne, arrestato a gennaio e rimasto detenuto fino a pochi giorni fa.
Il giovane era stato fermato dopo un intervento dei carabinieri in una mansarda occupata abusivamente. All’interno dell’abitazione, i militari avevano trovato alcuni panetti confezionati in cellophane e custoditi in un contenitore, insieme a un bilancino di precisione. Elementi che avevano fatto pensare subito alla presenza di sostanze stupefacenti.
Il sequestro e l’arresto
L’intervento era scattato in seguito alla segnalazione del proprietario dell’immobile, insospettito da rumori provenienti dal piano superiore. Una volta entrati, i carabinieri avevano trovato la porta forzata e il giovane all’interno della mansarda.
Durante la perquisizione era stato scoperto il contenitore nel frigorifero con una sostanza ritenuta inizialmente eroina per un peso significativo. Il materiale era stato sequestrato e il 26enne arrestato in flagranza, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio.
La svolta: non era stupefacente
A cambiare completamente il quadro sono stati gli esami della scientifica, disposti dalla procura. Le analisi hanno escluso che la sostanza fosse riconducibile a droghe previste dalla normativa vigente.
Secondo gli accertamenti, si trattava invece di una miscela a base di farina, probabilmente alterata con altre sostanze comuni. Un risultato che ha fatto venire meno i presupposti dell’accusa più grave.
Alla luce di questi elementi, il giudice ha disposto la revoca della misura cautelare e la conseguente scarcerazione del giovane, che fin dall’inizio aveva sostenuto che non si trattasse di droga.
Tre mesi dietro le sbarre
Il 26enne ha trascorso circa tre mesi in carcere prima che venisse chiarita la reale natura del materiale sequestrato. Un periodo significativo, durante il quale l’accusa si basava su elementi poi rivelatisi non sufficienti.
Resta ora da capire se verranno avviate eventuali richieste di risarcimento per la detenzione subita.
Non è un caso isolato
Vicende simili si sono già verificate in passato. In alcune indagini, sostanze considerate inizialmente stupefacenti si sono rivelate innocue solo dopo analisi approfondite.
Episodi di questo tipo hanno spesso sollevato dubbi sull’importanza di verifiche tecniche tempestive, soprattutto quando sono in gioco misure restrittive della libertà personale.















