Con la circolare diffusa il 3 aprile 2026, l’Istituto chiarisce infatti che gli assegni straordinari di accompagnamento, le isopensioni e le indennità legate ai contratti di espansione potranno essere prolungati fino alla nuova decorrenza effettiva della pensione, anche oltre i limiti ordinari di durata previsti dagli strumenti di esodo.
La misura nasce dopo le modifiche ai requisiti pensionistici introdotte per il biennio 2027-2028. Il rischio era concreto: chi aveva già lasciato il lavoro con accordi di scivolo o percorsi di uscita anticipata avrebbe potuto ritrovarsi in un limbo, con l’assegno ponte terminato ma senza pensione ancora in pagamento. Secondo quanto riportato, lo slittamento riguarda un mese nel 2027 e ulteriori due mesi nel 2028.
La correzione dell’INPS serve proprio a chiudere questo buco. In sostanza, chi è già dentro un percorso di esodo non resterà scoperto: la prestazione continuerà per il tempo strettamente necessario ad arrivare alla prima finestra utile di pensionamento.
Si tratta di un intervento tecnico, ma con effetti molto concreti. Per i lavoratori coinvolti significa evitare mesi senza entrate e salvaguardare accordi di uscita già firmati in base a regole diverse da quelle poi cambiate. Per le famiglie interessate vuol dire non dover affrontare un vuoto economico improvviso proprio nell’ultimo tratto prima della pensione.
La decisione dell’INPS viene letta anche come un argine al ritorno del problema degli “esodati”, termine che in Italia richiama una delle ferite più delicate della storia previdenziale recente: lavoratori usciti dal posto con regole valide in quel momento e poi rimasti senza stipendio e senza pensione dopo i cambi normativi. In questo caso, invece, l’Istituto sceglie la continuità della tutela e mette in sicurezza i percorsi già avviati.















