Il decreto Bollette è diventato ufficialmente legge dopo l’approvazione definitiva del Senato con 102 voti favorevoli e 64 contrari. Il provvedimento chiude l’iter parlamentare e introduce nuove misure per contrastare il caro energia, in un contesto ancora segnato da prezzi elevati e tensioni internazionali.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha definito il decreto “concreto e coraggioso”, con l’obiettivo di aiutare famiglie e imprese e ridurre nel tempo il costo dell’energia. Diversa invece la posizione delle associazioni dei consumatori, che giudicano gli interventi insufficienti e già superati.
La misura principale riguarda il sostegno alle famiglie con redditi più bassi. È previsto un bonus una tantum da 115 euro per il 2026 destinato a circa 2,6 milioni di nuclei che già beneficiano del bonus sociale. Le soglie ISEE restano fino a 9.796 euro, che salgono a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli. Sommando questo contributo agli aiuti già esistenti, il totale può arrivare fino a 315 euro.
Per i redditi fino a 25 mila euro è previsto invece un contributo più limitato, fino a 60 euro annui per il 2026 e il 2027, erogato direttamente dalle società energetiche su base volontaria.
Una delle novità più rilevanti è lo stop al telemarketing selvaggio nel settore energetico. I contratti luce e gas stipulati al telefono saranno considerati nulli, una misura richiesta da tempo e accolta positivamente anche dal Codacons, che però continua a criticare la struttura generale del decreto.
Per le imprese arrivano interventi mirati a ridurre i costi dell’energia. Viene rimesso sul mercato il gas stoccato durante la crisi del 2022, con l’obiettivo di abbassare i prezzi. Sono previste anche semplificazioni per le autorizzazioni legate alle energie rinnovabili e nuove opportunità di contratti a lungo termine. Le industrie energivore potranno beneficiare di misure specifiche, mentre il sistema ETS europeo sarà modificato previa autorizzazione della Commissione europea.
Tra i punti più discussi c’è il rinvio della chiusura delle centrali a carbone. La scadenza viene spostata al 31 dicembre 2038, segnando un cambio rispetto agli obiettivi precedenti e mostrando le difficoltà della transizione energetica italiana.
Il decreto si inserisce in un contesto che affonda le radici nella crisi energetica del 2022, aggravata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni sulle forniture di gas. Anche nel 2026 il quadro resta incerto, con nuovi equilibri globali e instabilità in Medio Oriente che continuano a influenzare i prezzi.
Secondo le associazioni dei consumatori, tra cui il Codacons, i bonus previsti rappresentano solo un intervento temporaneo e non risolvono il problema strutturale del costo dell’energia. Per il governo, invece, il decreto rappresenta un primo passo verso una riduzione più stabile delle bollette.
Il provvedimento apre quindi una nuova fase nella gestione dell’energia in Italia, tra aiuti immediati e scelte strategiche che continueranno a far discutere.















