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Sardegna introduce salario minimo negli appalti pubblici: svolta da 9 euro l’ora contro il lavoro sottopagato

Sardegna approva salario minimo da 9 euro negli appalti pubblici

La Sardegna rompe gli indugi sul tema del lavoro e introduce un salario minimo negli appalti pubblici. Il Consiglio regionale ha approvato una legge che fissa una soglia minima di 9 euro l’ora per i lavoratori impiegati nei contratti di appalto e nelle concessioni legate a enti pubblici, aziende sanitarie e società controllate.

Il provvedimento, sostenuto dalla presidente Alessandra Todde, punta a contrastare il fenomeno del lavoro sottopagato nei settori più esposti al massimo ribasso, dove spesso il costo del personale viene sacrificato per abbassare i prezzi delle gare.

Secondo Todde, si tratta di “un passo concreto per garantire dignità e qualità del lavoro”, con un intervento mirato proprio nei comparti ad alta intensità di manodopera, come servizi, pulizie, assistenza e sanità.

Cosa cambia davvero: stop al massimo ribasso sul lavoro

La legge introduce un principio chiave: il lavoro non può essere la variabile su cui risparmiare. In particolare:

  • soglia minima di 9 euro nei contratti pubblici
  • obbligo per enti e aziende partecipate di rispettare il parametro
  • maggiore controllo sugli appalti per evitare dumping contrattuale

Il testo è stato approvato con 27 voti favorevoli e l’astensione dell’opposizione, segnando una convergenza politica su un tema da anni al centro del dibattito nazionale.

Nasce il Comitato di controllo sul lavoro

Un elemento centrale della riforma è la creazione di un organismo dedicato: un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro.

Questo ente avrà il compito di:

  • verificare l’applicazione della legge
  • analizzare i costi della manodopera
  • pubblicare report annuali

L’obiettivo è evitare che la norma resti solo teorica e garantire controlli concreti nel tempo.

Il contesto: anni di dibattito sul salario minimo in Italia

Il tema del salario minimo è da anni al centro della politica italiana, ma senza una legge nazionale definitiva. In questo vuoto normativo, alcune Regioni hanno iniziato a muoversi autonomamente.

La Sardegna segue esperienze già avviate da:

  • Puglia
  • Toscana

Questi interventi regionali rappresentano un tentativo di arginare il fenomeno del dumping contrattuale, cioè l’uso di contratti collettivi poco rappresentativi per ridurre salari e tutele.

Una svolta per migliaia di lavoratori

La misura potrebbe incidere su migliaia di lavoratori impiegati negli appalti pubblici, spesso tra i più esposti a condizioni precarie.

Il promotore della legge, Alessandro Solinas, ha definito il provvedimento “una pagina storica”, sottolineando come l’obiettivo sia ristabilire equilibrio tra competitività e diritti.

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