L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo della base militare di Sigonella per l’atterraggio di alcuni velivoli diretti verso il Medio Oriente.
La decisione è stata presa dal ministro della Difesa Guido Crosetto dopo aver verificato che il piano di volo non era stato autorizzato secondo le procedure previste.
Secondo quanto emerso, la richiesta americana sarebbe stata comunicata quando gli aerei erano già in volo, senza un passaggio formale con le autorità italiane. Inoltre, le verifiche hanno evidenziato che non si trattava di voli logistici standard, ma di operazioni non comprese negli accordi bilaterali.
Crosetto: “Solo rispetto delle regole”
Il ministro ha chiarito pubblicamente la sua posizione, sottolineando che gli accordi internazionali distinguono in modo preciso tra operazioni autorizzate automaticamente e quelle che necessitano di un via libera politico.
In questi casi, ha spiegato, è previsto anche il coinvolgimento del Parlamento. “Un ministro deve solo far rispettare gli accordi”, ha ribadito, escludendo qualsiasi scelta politica contro gli Stati Uniti.
Crosetto ha inoltre smentito le ricostruzioni secondo cui l’Italia avrebbe limitato l’uso delle basi americane: “Non è cambiato nulla, le basi sono attive e operative”.
Nessuna tensione con gli Stati Uniti
Il ministro ha escluso qualsiasi raffreddamento nei rapporti con Washington, ricordando che le regole che disciplinano la presenza americana in Italia sono in vigore da decenni e sono ben conosciute da entrambe le parti.
Anche Palazzo Chigi ha confermato che non si registrano criticità nei rapporti internazionali, definendo il legame con gli Stati Uniti “solido e improntato a una leale collaborazione”.

Le richieste di chiarimento del Movimento 5 Stelle
Sul caso è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, che chiede maggiore trasparenza sull’accaduto.
I rappresentanti nelle Commissioni Difesa hanno domandato chiarimenti su quanto avvenuto, in particolare sulla natura dei velivoli coinvolti e sull’eventuale mancata richiesta di autorizzazione da parte degli Stati Uniti.
Sigonella e il ruolo strategico nella storia
La base di Sigonella rappresenta da decenni uno dei punti nevralgici della presenza militare statunitense nel Mediterraneo. Situata in Sicilia, è utilizzata sia dall’Aeronautica Militare italiana sia dalle forze USA per operazioni di supporto, sorveglianza e logistica.
Il suo ruolo è emerso con forza già durante la Guerra Fredda, quando l’Italia divenne un alleato chiave della NATO nel controllo dell’area mediterranea.
Uno degli episodi più noti legati alla base è la cosiddetta “crisi di Sigonella” del 1985, quando il governo italiano guidato da Bettino Craxi si oppose agli Stati Uniti nella gestione del caso Achille Lauro. In quell’occasione, l’Italia rivendicò la propria sovranità sulle operazioni svolte sul proprio territorio, segnando un momento simbolico nei rapporti tra Roma e Washington.

Un equilibrio tra alleanza e sovranità
Il caso attuale si inserisce quindi in una lunga tradizione di equilibrio tra cooperazione internazionale e tutela della sovranità nazionale.
L’Italia resta un alleato strategico degli Stati Uniti, ma episodi come quello di Sigonella dimostrano come il rispetto delle procedure e degli accordi resti un elemento fondamentale nei rapporti tra i due Paesi.







