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Omicidio Matilde Sorrentino, assolto Francesco Tamarisco: svolta nel processo dopo due condanne

Grafica giornalistica sul caso Matilde Sorrentino con aula di tribunale e figura femminile in silhouette

La Corte di Assise di Appello di Napoli ha assolto Francesco Tamarisco, ritenuto per anni il presunto mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, la donna uccisa nel 2004 dopo avere denunciato un grave caso che sconvolse Torre Annunziata.

La decisione ribalta completamente quanto stabilito nei precedenti processi, nei quali Tamarisco era stato condannato all’ergastolo sia in primo grado sia in Appello. La Cassazione aveva poi annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte.

La nuova pronuncia rappresenta una svolta importante in una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi decenni in Campania, un caso che continua ancora oggi a far parlare l’opinione pubblica.

La storia di Matilde Sorrentino e le denunce che sconvolsero il quartiere

La vicenda di Matilde Sorrentino iniziò alla fine degli anni Novanta, quando la donna decise di rivolgersi alle autorità per denunciare presunti episodi di violenza ai danni di alcuni bambini nel rione Poverelli di Torre Annunziata, in provincia di Napoli.

Tra i minori coinvolti nelle indagini c’erano anche i figli della donna. Quelle accuse provocarono una lunga inchiesta che portò ad arresti, processi e numerose condanne. Il caso ebbe una forte risonanza mediatica in tutta Italia e trasformò Matilde in un simbolo di coraggio per molte famiglie.

Negli anni successivi, la donna continuò a vivere sotto pressione. Il 26 maggio 2004 venne uccisa davanti alla propria abitazione. L’episodio sconvolse profondamente la città e aprì una nuova lunga fase investigativa.

Per l’esecuzione materiale del delitto è stato condannato in via definitiva Alfredo Gallo. Restava invece ancora da chiarire, secondo gli investigatori, chi potesse avere organizzato l’omicidio.

Gli inquirenti individuarono nel narcotrafficante Francesco Tamarisco il possibile mandante del delitto. Da quel momento prese il via un percorso giudiziario molto complesso, durato anni e caratterizzato da continui colpi di scena.

Il ruolo del pentito e la decisione della Corte

Una parte centrale dell’inchiesta è stata legata alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Izzo. Il pentito aveva raccontato agli investigatori alcuni dettagli sull’organizzazione del delitto, indicando Tamarisco come figura coinvolta nella vicenda.

Le sue dichiarazioni furono considerate attendibili nei primi processi e contribuirono alle condanne all’ergastolo emesse nei confronti dell’imputato.

Nel corso del tempo, però, il quadro si è complicato ulteriormente. Durante il procedimento è emerso infatti che Izzo aveva interrotto la collaborazione con la giustizia dopo alcune pressioni ricevute dal carcere. Successivamente, lo stesso collaboratore aveva inviato una lettera alla Procura di Napoli confermando la validità delle accuse rese negli anni precedenti.

Nonostante questo, la nuova Corte di Assise di Appello di Napoli ha deciso per l’assoluzione di Francesco Tamarisco, accogliendo quindi una valutazione diversa rispetto ai precedenti giudizi.

Prima della sentenza, il sostituto procuratore generale Stefania Buda aveva ribadito la richiesta di ergastolo, sostenendo l’utilizzabilità delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia. La Corte, però, ha scelto di arrivare a una conclusione differente.

La decisione ha immediatamente riacceso il dibattito attorno a un caso che, dopo oltre vent’anni, continua a lasciare interrogativi aperti.

La figura di Matilde Sorrentino resta ancora oggi legata all’immagine di una madre che decise di esporsi pubblicamente per difendere i propri figli e chiedere verità. Una storia che ha segnato profondamente Torre Annunziata e che continua a rappresentare una pagina dolorosa della cronaca italiana.

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