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Famiglia nel bosco, perizia choc: “incapacità genitoriale”. I figli restano lontani, decisione il 15 maggio

Famiglia nel bosco con tre figli mentre si allontanano verso una casa isolata, perizia del tribunale parla di incapacità genitoriale

Il caso della famiglia nel bosco torna al centro della cronaca con una svolta che potrebbe cambiare tutto. La nuova perizia del tribunale per i minorenni dell’Aquila parla chiaramente di incapacità genitoriale, mettendo in forte dubbio la possibilità per Nathan Trevallion e Catherine Birmingham di riabbracciare i loro tre figli.

I bambini, allontanati lo scorso 20 novembre, si trovano ancora in una struttura protetta a Vasto. Da allora la situazione non si è sbloccata e ora tutto è nelle mani della Corte d’Appello, che dovrà decidere entro il 15 maggio se concedere o meno il ricongiungimento familiare.

Perizia pesante: cosa significa davvero incapacità genitoriale

La relazione firmata dalla psichiatra Simona Ceccoli rappresenta il punto più critico per la coppia. Secondo l’esperta, i genitori non sarebbero attualmente in grado di garantire ai figli condizioni adeguate sotto diversi aspetti fondamentali: igiene, sicurezza, stabilità e sviluppo emotivo.

Non si tratta quindi solo di una scelta di vita alternativa, ma di una valutazione complessiva che mette in discussione la capacità concreta di crescere dei minori. È proprio questo il nodo centrale: la incapacità genitoriale non riguarda lo stile di vita in sé, ma le conseguenze che questo può avere sui bambini.

Il tribunale per i minorenni aveva già preso posizione il 6 marzo, disponendo l’allontanamento della madre dalla struttura e confermando la permanenza dei figli sotto tutela. Una linea dura che ora trova ulteriore supporto nella perizia.

La difesa però non ci sta. I legali della coppia hanno presentato un ricorso di 37 pagine contestando la decisione, ritenuta “unilaterale”. Secondo loro, il tribunale avrebbe dato troppo peso alle relazioni dei servizi sociali, ignorando altri pareri, come quello della Asl, che invitava a mantenere vivi i legami familiari.

La casa pronta, ma i genitori restano nel bosco

Uno degli elementi più discussi riguarda la nuova casa messa a disposizione dal Comune di Palmoli. Un’abitazione gratuita per due anni, pensata proprio per offrire alla famiglia un contesto più stabile e adeguato.

Eppure, Nathan e Catherine hanno deciso di non trasferirsi subito. La loro posizione è chiara: entreranno nella nuova casa solo quando potranno tornare a vivere con i figli. Fino ad allora continueranno a restare nel bosco.

Una scelta forte, ma anche rischiosa. Per i giudici, infatti, la disponibilità di una casa rappresenta una possibilità concreta di miglioramento. Non utilizzarla subito potrebbe essere interpretato come un segnale negativo proprio sul piano della incapacità genitoriale.

Un caso che divide l’opinione pubblica

La vicenda della famiglia nel bosco non è solo una storia giudiziaria, ma un caso che sta dividendo profondamente l’opinione pubblica. Da una parte c’è chi difende il diritto dei genitori di vivere secondo le proprie convinzioni, anche lontano dalla società. Dall’altra c’è chi ritiene che, quando ci sono dei bambini, debbano prevalere standard minimi di sicurezza e benessere.

Negli ultimi anni, in Europa, non sono mancati casi simili: famiglie isolate, stili di vita estremi, interventi delle autorità. In tutte queste situazioni, il principio che guida le decisioni è sempre lo stesso: il superiore interesse del minore.

Ed è proprio questo che ora dovrà stabilire la Corte d’Appello dell’Aquila. I giudici dovranno capire se la incapacità genitoriale evidenziata nella perizia sia definitiva oppure se esistano margini per un percorso di recupero e ricongiungimento.

Il 15 maggio sarà una data chiave. Da quella decisione dipenderà il futuro dei tre bambini e, probabilmente, anche il destino di una delle storie più discusse degli ultimi mesi.

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