Una tragedia che riapre ferite profonde e racconta, ancora una volta, quanto possa essere devastante la violenza nelle relazioni finite. A Cossombrato, in provincia di Asti, un uomo ha ucciso la ex moglie e il nuovo compagno di lei utilizzando una roncola, per poi togliersi la vita lanciandosi da una torre del castello comunale.
Un gesto estremo, che secondo le prime ricostruzioni non nasce all’improvviso, ma da una spirale fatta di rifiuti, ossessione e incapacità di accettare la fine di una relazione. Una dinamica purtroppo già vista in molti casi di femminicidio in Italia.
La furia con la roncola e la scoperta dei corpi
Il 59enne Astrit Koni, di origine albanese e residente da anni in Italia, lavorava come giardiniere nel comune di Cossombrato. Proprio per questo aveva facile accesso agli strumenti da lavoro, tra cui la roncola utilizzata per l’aggressione.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe raggiunto la ex moglie e il suo nuovo compagno in un’area di campagna, colpendoli più volte con violenza. I due non avrebbero avuto possibilità di difendersi.
I corpi sono stati ritrovati dai carabinieri dopo alcune ore di ricerche, non lontano dall’ingresso del paese. Entrambi presentavano ferite profonde e compatibili con colpi inferti con l’attrezzo agricolo.
Ma il primo ritrovamento è stato quello dell’uomo stesso. Il 59enne è stato trovato senza vita nel parco del castello comunale. Qui si è consumato l’ultimo atto della tragedia: salito sulla torre grazie alle chiavi in suo possesso per lavoro, si è lanciato nel vuoto.
Il movente: il rifiuto e il controllo nelle relazioni finite
Dietro questo duplice omicidio emerge una dinamica sempre più frequente nei casi di violenza domestica: il rifiuto della donna di tornare con l’ex partner.
Secondo le prime informazioni, l’uomo avrebbe tentato più volte di riavvicinarsi alla ex moglie, senza successo. La donna aveva intrapreso una nuova relazione e aveva scelto di voltare pagina.
È proprio questo passaggio che spesso rappresenta il momento più critico. In molti casi di femminicidio, la fase successiva alla separazione è quella più pericolosa. Il controllo, la gelosia e il senso di perdita possono trasformarsi in rabbia incontrollata.
Non si tratta di episodi isolati, ma di un modello che si ripete. E proprio per questo, sempre più spesso, gli esperti parlano di violenza strutturale, non di gesti improvvisi.
Una scia che si ripete: il contesto storico dei femminicidi in Italia
Il caso di Cossombrato si inserisce in una lunga serie di episodi che negli ultimi anni hanno segnato profondamente la cronaca italiana. Il termine femminicidio è ormai entrato stabilmente nel linguaggio pubblico per descrivere omicidi legati al genere e al controllo della partner.
Secondo i dati degli ultimi anni, una percentuale significativa delle donne uccise in Italia perde la vita per mano di partner o ex partner. Un dato che evidenzia come il problema non sia solo individuale, ma culturale.
Negli anni sono state introdotte misure più severe, come il “Codice Rosso”, per accelerare le denunce e proteggere le vittime di violenza domestica. Tuttavia, tragedie come questa dimostrano che la prevenzione resta una sfida complessa.
Molti casi, infatti, non arrivano mai a una denuncia formale. E quando emergono segnali di pericolo, spesso vengono sottovalutati o ignorati.
Una comunità sconvolta dal dramma
Cossombrato è un piccolo centro, dove tutti si conoscono. La notizia ha colpito profondamente la comunità, lasciando incredulità e sgomento.
L’uomo era conosciuto in paese anche per il suo lavoro nel verde pubblico. Il fatto che abbia utilizzato strumenti legati alla sua attività quotidiana rende la vicenda ancora più inquietante.
Tre vite spezzate nel giro di poche ore. Un’intera comunità che si ritrova a fare i conti con una tragedia difficile da comprendere.
E ancora una volta, resta una domanda sospesa: quante altre volte dovrà ripetersi questo schema prima che si riesca davvero a fermarlo?






