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Fuga dagli Usa con documenti falsi: arrestato a Malpensa il 39enne accusato di aver ucciso la moglie incinta

Polizia aeroportuale durante un controllo a Malpensa dopo il fermo di un cittadino americano ricercato negli Stati Uniti

Un controllo aeroportuale all’apparenza normale si è trasformato in un caso internazionale destinato a far discutere nelle prossime settimane. All’aeroporto di Malpensa è stato infatti fermato un cittadino americano di 39 anni ricercato negli Stati Uniti per la morte della moglie incinta.

L’uomo, identificato come Lee Mongerson Gilley, era riuscito a lasciare il Texas nonostante fosse sottoposto a sorveglianza elettronica. Secondo le autorità statunitensi avrebbe pianificato la fuga attraversando il Canada prima di arrivare in Europa con documenti contraffatti.

A bloccarlo sono stati gli agenti della Polizia di Frontiera italiana, che durante i controlli hanno notato alcune irregolarità nei documenti presentati dal passeggero. Da lì sono partiti approfondimenti immediati che hanno permesso di scoprire la vera identità dell’uomo e di avviare la collaborazione con gli investigatori americani.

La vicenda non riguarda soltanto il grave procedimento penale aperto negli Usa, ma anche il tema della richiesta di asilo presentata dal 39enne dopo il fermo in aeroporto. Un elemento che potrebbe rendere più lunghi e complessi i tempi della giustizia italiana.

La fuga dal Texas e il viaggio verso l’Europa

Secondo quanto emerso dalle indagini, il cittadino americano era controllato tramite un dispositivo elettronico collegato alle autorità del Texas. A un certo punto, però, avrebbe fatto perdere le proprie tracce rimuovendo il braccialetto di monitoraggio.

Da lì sarebbe iniziato un lungo spostamento verso il Canada, considerato dagli investigatori una tappa utilizzata per allontanarsi rapidamente dagli Stati Uniti. Successivamente il 39enne avrebbe raggiunto l’Europa utilizzando un’identità falsa.

Gli investigatori ritengono che il viaggio fosse stato organizzato con attenzione proprio per evitare i controlli internazionali. Tuttavia qualcosa non avrebbe convinto gli operatori della Polaria di Malpensa durante le verifiche sui documenti.

Le anomalie riscontrate hanno portato a controlli più approfonditi. Attraverso le banche dati e la cooperazione internazionale è stato possibile collegare il passeggero al mandato di ricerca emesso negli Stati Uniti.

Secondo quanto trapelato, dopo essere stato fermato l’uomo avrebbe chiesto protezione internazionale alle autorità italiane. Una scelta che potrebbe incidere sulle tempistiche di un eventuale trasferimento negli Usa.

In un primo momento il cittadino americano è stato trasferito nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Torino. Successivamente, dopo la conferma ufficiale della richiesta internazionale arrivata dagli Stati Uniti, è stato disposto il trasferimento nel carcere “Lorusso e Cutugno”.

Attualmente il 39enne resta detenuto nel capoluogo piemontese in attesa delle decisioni della magistratura italiana.

Il caso giudiziario e il tema della pena capitale

Il procedimento aperto negli Stati Uniti viene considerato particolarmente delicato anche per le possibili conseguenze giudiziarie. Secondo gli investigatori americani, oltre alla moglie verrebbe considerato vittima anche il bambino che la donna portava in grembo.

Proprio questo aspetto potrebbe aggravare notevolmente il quadro accusatorio negli Usa. In Texas, infatti, alcuni casi di omicidio aggravato possono prevedere pene estremamente severe.

La situazione ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle estradizioni tra Europa e Stati Uniti. L’Italia, come altri Paesi europei, valuta con attenzione i casi nei quali una persona rischia condanne incompatibili con il sistema giudiziario europeo.

Per questo motivo eventuali richieste di trasferimento dovranno passare attraverso verifiche molto approfondite. Sarà infatti necessario stabilire quali garanzie verranno offerte dalle autorità americane prima di una possibile consegna del detenuto.

La decisione finale spetterà alla Corte d’Appello competente, che dovrà analizzare tutta la documentazione inviata dagli Stati Uniti e valutare anche la richiesta di asilo presentata dal cittadino americano.

Nel frattempo proseguono gli approfondimenti investigativi sui movimenti compiuti dal 39enne prima dell’arrivo in Italia. Gli inquirenti stanno cercando di capire se durante la fuga abbia ricevuto aiuti logistici oppure se abbia organizzato autonomamente il viaggio verso l’Europa.

La vicenda ha inoltre riacceso il dibattito sull’efficacia dei sistemi di controllo elettronico utilizzati negli Stati Uniti. Nonostante il monitoraggio, infatti, il sospettato sarebbe riuscito a percorrere migliaia di chilometri prima di essere rintracciato.

Determinante, secondo gli investigatori, è stato il lavoro degli agenti italiani della Polizia di Frontiera, che hanno individuato dettagli sospetti durante un controllo aeroportuale apparentemente ordinario. Un’intuizione che ha permesso di fermare la fuga internazionale del ricercato americano prima che riuscisse a sparire nuovamente nel territorio europeo.

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