La Corte d’Assise di Bergamo ha condannato all’ergastolo Jashandeep Badhan, ventenne di origini indiane reo confesso dell’omicidio di Sara Centelleghe, la studentessa di 18 anni uccisa nella notte del 25 ottobre 2024 nella sua abitazione di Costa Volpino, in provincia di Bergamo.
I giudici hanno riconosciuto le aggravanti della crudeltà e del nesso teleologico tra la rapina del telefono cellulare della vittima e l’omicidio. Secondo quanto emerso durante il processo, la giovane sarebbe stata colpita più volte con una forbice prima di morire.
La Corte ha inoltre disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 25mila euro ciascuno per il padre e la madre della ragazza, costituiti parte civile nel procedimento.
Un caso che ha sconvolto la comunità di Costa Volpino
La morte di Sara Centelleghe aveva colpito profondamente l’intera comunità di Costa Volpino. La giovane era conosciuta come una ragazza tranquilla e molto legata alla famiglia. La brutalità dell’omicidio aveva rapidamente attirato l’attenzione nazionale, trasformando il caso in uno dei fatti di cronaca più seguiti degli ultimi mesi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Jashandeep Badhan avrebbe agito per impossessarsi del cellulare della vittima. La situazione sarebbe poi degenerata fino all’aggressione mortale. Gli inquirenti hanno ricostruito le ultime ore della giovane attraverso testimonianze, analisi telefoniche e rilievi effettuati nell’abitazione.
La confessione del giovane era arrivata poco dopo il fermo. Tuttavia, per i giudici, la collaborazione fornita non è stata sufficiente a ridurre il peso delle aggravanti contestate dall’accusa. Durante il processo è stato evidenziato soprattutto il livello di violenza utilizzato contro una ragazza indifesa.
Nel corso delle udienze, i familiari di Sara hanno seguito il procedimento con grande riservatezza. La vicenda ha generato forte commozione anche tra i cittadini della zona, dove nei giorni successivi all’omicidio erano state organizzate fiaccolate e momenti di raccoglimento in memoria della 18enne.
La sentenza e il dibattito sulla violenza giovanile
Uno degli aspetti centrali della sentenza riguarda il riconoscimento del collegamento tra la rapina del telefono e l’omicidio. Per la Corte, il delitto sarebbe stato compiuto per facilitare il furto o per evitare conseguenze successive all’aggressione.
I giudici hanno inoltre riconosciuto la crudeltà dell’azione, elemento che ha avuto un peso decisivo nella condanna all’ergastolo. Le attenuanti generiche richieste dalla difesa sono state considerate non prevalenti rispetto alla gravità dei fatti contestati.
Il caso di Sara Centelleghe ha riacceso il dibattito sulla crescente violenza tra i giovani e sulla necessità di rafforzare prevenzione e sostegno sociale. Negli ultimi anni, infatti, diversi episodi di cronaca hanno mostrato come fatti estremamente violenti possano maturare anche in contesti apparentemente normali.
Secondo esperti e criminologi, tragedie come quella avvenuta a Costa Volpino lasciano conseguenze profonde non soltanto sulle famiglie coinvolte, ma anche sull’intera comunità. Nei piccoli centri, episodi di questo tipo generano spesso un forte senso di paura e insicurezza collettiva.
La sentenza pronunciata oggi rappresenta quindi una risposta severa da parte della magistratura a un delitto che aveva profondamente colpito l’opinione pubblica. Per la famiglia di Sara, però, nessuna decisione giudiziaria potrà cancellare il dolore per la perdita di una ragazza di appena 18 anni, descritta da tutti come piena di sogni e progetti per il futuro.






